Roberto Molinelli dirige il tributo a Raffaella Carrà

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Serena Autieri rende omaggio a Raffaella Carrà con uno spettacolo sinfonico diretto dal maestro Roberto Molinelli, autore anche degli arrangiamenti musicali. Dopo il tutto esaurito a Foggia e il successo al Teatro Petruzzelli di Bari, il tributo ha fatto tappa a Taranto, Bisceglie e Matera.

Lo spettacolo, intitolato Serena Autieri canta Raffaella. Tributo sinfonico a Raffaella Carrà, propone una nuova interpretazione dei brani più celebri dell’artista, unendo musica pop e orchestra. Il tour proseguirà il 10 e 11 febbraio a Messina, al Teatro Vittorio Emanuele, con la direzione di Molinelli. «Portare il repertorio di Raffaella Carrà in una dimensione sinfonica è stata una sfida entusiasmante e un grande atto d’amore», ha dichiarato il maestro, sottolineando il contributo interpretativo di Serena Autieri.

Intervista al maestro Roberto Molinelli: tra Raffaella Carrà, Lucio Dalla e musica sinfonica:

Maestro, lo spettacolo dedicato a Raffaella Carrà con Serena Autieri sta riscuotendo grande successo. Come nasce questo progetto?

Nasce da un atto d’amore e dal legame speciale tra Serena e Raffaella. Ho cercato di dare alle sue canzoni una nuova veste sinfonica, conservandone energia ed emozioni. Vogliamo trasmettere al pubblico la gioia, la libertà e l’eleganza che hanno reso Raffaella unica.

Qual è stata la sfida principale nel trasformare i successi della Carrà in musica sinfonica?

Trovare il giusto equilibrio tra la ricchezza dell’orchestra e la leggerezza delle canzoni originali. La musica deve valorizzare ritmo, parole ed emozioni senza appesantirle. La versatilità di Serena Autieri è fondamentale per mantenere vivo questo equilibrio.

Con “L’anno che verrà” porterà in teatro un’opera pop dedicata a Lucio Dalla. Come nasce questo progetto?

L’obiettivo è offrire alle canzoni di Lucio una nuova dimensione teatrale, unendo orchestra, coro, danza e recitazione. Aver lavorato con lui rende questa esperienza particolarmente significativa. Vogliamo far riscoprire al pubblico la sua musica attraverso emozioni nuove, senza limitarci alla nostalgia.

Come si reinventano le canzoni di Lucio Dalla senza tradirne l’identità?

Il segreto è rispettare il legame profondo tra parole e musica. Ogni arrangiamento deve valorizzare l’essenza del brano, facendo emergere sfumature ed emozioni spesso nascoste. L’obiettivo è sorprendere chi ascolta, mantenendo riconoscibile l’anima delle canzoni.

Come nasce la sua passione per l’incontro tra musica classica e pop?

È nata durante gli studi in Conservatorio, quando ascoltavo anche rock progressivo, dalla PFM agli Emerson, Lake & Palmer. Ho scoperto che generi apparentemente lontani possono condividere ricerca armonica e complessità musicale. Da allora continuo a esplorare questi linguaggi.

Tra le tante collaborazioni con grandi artisti, quale incontro ha segnato maggiormente la sua carriera?

Ogni collaborazione mi ha arricchito. Lucio Dalla mi ha insegnato la libertà dell’immaginazione, Arisa l’importanza delle sfumature vocali e Serena Autieri il valore del rapporto tra musica e presenza scenica. Ogni artista offre nuove prospettive e occasioni di crescita.

Qual è il segreto per unire musica classica e pop mantenendo la raffinatezza sinfonica?

Conoscere profondamente entrambi i linguaggi e rispettare le esigenze di ogni canzone. La raffinatezza non dipende dalla quantità di note, ma dalla capacità di scegliere quelle giuste. Un buon arrangiamento deve valorizzare il brano senza snaturarlo.