Lucio Battisti, torna a Milano il festival Quel Gran Genio
Dal 16 al 19 novembre 2026 Milano ospita la quarta edizione di Quel Gran Genio, il festival dedicato a Lucio Battisti, con concerti, incontri e iniziative musicali in diverse location della città. La rassegna, ideata e diretta da Francesco Paracchini, si aprirà il 16 novembre al Gogol’Ostello con un incontro dedicato alle pubblicazioni sul cantautore. Martedì 17 novembre spazio alla musica dal vivo con Carlo Poddighe e il duo Musica Muta all’Atelier Carlo Colla & Figli. Il 18 novembre il progetto Battisti Underground porterà le canzoni dell’artista nelle stazioni della metropolitana.
Gran finale giovedì 19 novembre all’EcoTeatro con Lucio Battisti: Un’Anima Latina, spettacolo interpretato da 11 musicisti del CPM Music Institute e dedicato anche al celebre album del 1974. Dal 20 al 22 novembre, al Parco Center Milano, il programma proseguirà con i festeggiamenti per i 30 anni della rivista L’Isola che non c’era, tra mostra, concerti, incontri e jam session. Gli eventi del trentennale saranno a ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria all’indirizzo redazione@lisolachenoncera.it.
Intervista a Francesco Paracchini: «Lucio Battisti è stato un grande innovatore»
Francesco Paracchini, direttore artistico di “Quel Gran Genio”, racconta la quarta edizione del festival dedicato a Lucio Battisti, in programma a Milano dal 16 al 19 novembre, e i 30 anni della rivista musicale L’Isola che non c’era.
Come nasce l’idea di dedicare un festival a Lucio Battisti?
L’idea nasce dalla precedente esperienza con il festival “Un’avventura, le emozioni”, organizzato a Molteno. Nel 2023 siamo riusciti a portare il progetto a Milano. L’obiettivo è raccontare Battisti non soltanto come autore di grandi successi, ma soprattutto come uno dei maggiori innovatori della musica italiana.
Quale aspetto della produzione di Battisti merita ancora di essere riscoperto?
La sua continua ricerca musicale. Battisti non è stato soltanto un grande melodista, ma un compositore capace di reinventarsi continuamente. Da Anima Latina alla sperimentazione elettronica, fino agli album con Pasquale Panella, ha sempre cercato nuove strade espressive.
Perché portare la musica di Battisti anche in luoghi insoliti, come le stazioni della metropolitana?
Vogliamo far vivere la sua musica fuori dai tradizionali spazi dei concerti. In passato abbiamo organizzato esibizioni su un tram storico e portato una marching band nelle strade di Milano. Sono esperienze che avvicinano il pubblico alla musica in maniera originale e coinvolgente.
Quanto hanno influito le collaborazioni artistiche sulla carriera di Battisti?
Moltissimo. Attraverso la Numero Uno, l’etichetta fondata con Mogol, Battisti ha contribuito alla crescita di artisti come PFM, Formula Tre, Ivan Graziani e molti altri. Era uno scambio reciproco di idee ed esperienze che arricchiva tutti.
Perché avete scelto Musica Muta e Carlo Poddighe per il concerto “Battisti e i suoi amici”?
Sono artisti molto diversi, ma accomunati da una straordinaria qualità musicale. I Musica Muta si distinguono per precisione ed eleganza negli arrangiamenti, mentre Carlo Poddighe conquista con energia e originalità. Proporranno repertori preparati appositamente per il festival.
Perché dedicare il concerto conclusivo del 19 novembre all’album “Anima Latina”?
Perché considero Anima Latina, insieme a Don Giovanni, uno dei vertici della produzione di Battisti. È un disco del 1974 ancora poco conosciuto, anche tra i suoi appassionati, che dimostra quanto Lucio fosse avanti nella sperimentazione musicale e nella ricerca di nuove sonorità.
Come sarà reinterpretato “Anima Latina” dagli 11 musicisti del CPM Music Institute?
Con un lavoro estremamente accurato. Lorenzo Niniano e gli altri musicisti stanno studiando ogni dettaglio degli arrangiamenti originali. Sarà un’esecuzione impegnativa, con l’intero album al centro dello spettacolo e alcuni brani del periodo precedente e successivo al 1974.
Quali sono stati i momenti più importanti nei 30 anni de “L’Isola che non c’era”?
Uno dei passaggi fondamentali è stata la nascita, nel 2004, del concorso “L’Artista che non c’era”, che ha valorizzato numerosi talenti emergenti. Importante anche il passaggio dalla rivista cartacea al digitale. Oggi “Quel Gran Genio” rappresenta uno dei progetti a cui dedichiamo maggiore attenzione.
Quale ruolo può avere oggi una rivista musicale nell’era dei social e delle piattaforme digitali?
Può essere un punto di riferimento per orientarsi tra le tantissime nuove produzioni musicali. Grazie a circa cinquanta collaboratori distribuiti in Italia, raccontiamo artisti emergenti, concerti e realtà musicali che meritano attenzione.
Quali sono le ambizioni future di “Quel Gran Genio” e de “L’Isola che non c’era”?
Continuare a sorprendere il pubblico e valorizzare tutte le fasi artistiche di Battisti. Vorrei superare la divisione tra chi ama soltanto i successi con Mogol e chi preferisce il periodo successivo. La grandezza di Lucio sta nell’intera sua produzione musicale.
